IL
CASO NAPSTER
DI:
Dott. Lorenzo
Palmieri
[...]
A conclusione
di questa
dissertazione,
vogliamo citare
un caso emblematico,
che riassume
ed insieme
proietta in
avanti le
problematiche
legate all'utilizzo
dell'audio
digitale on
line.Infatti,
nonostante
si tratti
di un' azienda
americana,
si tratta
del primo
caso che concerne
direttamente
i file Mp3,
il loro sfruttamento
e le problematiche
giuridiche
legate alla
pretesa elusione
delle norme
sul diritto
d'autore,
che vengono
quantomeno
aggirate.Stiamo
parlando del
caso Napster,
che, da oltre
6 mesi, sta
riempiendo
le pagine
di quotidiani
e periodici
specializzati
e non.Cerchiamo
di analizzare
brevemente
la storia
e le problematiche
giuridiche
e legali che
questa azienda
sta sollevando,
tralasciando
volutamente
gli aspetti
eminentemente
tecnici.All'incirca
due anni fa,
il californiano
Shawn Fanning,
studente della
Noarthestern
University
di Boston,
trafficando
con il suo
computer alla
ricerca di
buona musica
da ascoltare
on line, possibilmente
gratis, veniva
folgorato
da una idea:
creare un
software per
la condivisione
dei file musicali
e per il download
gratuito.Dall'idea,
la veloce
realizzazione
pratica: lo
chiama Napster,
che in inglese
significa
cespuglio,
in onore alla
sua folta
chioma ed
in poche settimane
il software
cessa di essere
un giochino
adolescenziale
ed arrivano
i finanziamenti
degli sponsor,
ma anche i
primi problemi
con le case
discografiche.In
pratica si
tratta di
una gigantesca
banca dati
contenente
migliaia di
file musicali
che, attraverso
l'apposito
programma
elaborato
da Fanning,
permette gli
utenti, in
possesso di
un personal
computer,
di crearsi
un personale
juke box,
in maniera
assolutamente
gratuitaLe
problematiche
che tale invenzione
comporta sono
di tutta evidenza:
da un lato
la palese
violazione
delle norme
che regolano
il diritto
di autore,
dall'altro
l'enorme perdita
cagionata
ai danni delle
"Major"
discografiche
americane.Dopo
il primo anno
di attività,
Napster arriva
a toccare,
nel dicembre
del 1999,
quota un milione
di utenti:
a questo punto,
l'associazione
degli industriali
discografici
americani
(R.I.A.A.)
capisce che
c'è
il concreto
pericolo che
la gente non
compri più
i compact
disc, con
ovvia perdita
di profitti
incalcolabili
quindi, in
rappresentanza
di sette prestigiose
case discografiche
(Sony, Emi,
Bmg, Time
Warner, Warner
Music, Seagram,
Universal,
Bertelsmann),
si rivolge
alla Corte
Federale della
California
accusando
Napster di
violare le
norme sui
diritti di
autore. Inoltre
l'ira della
R.I.A.A. si
abbatte anche
sulle Università
americane,
ree di avere
favorito,
attraverso
i loro processori,
l'uso del
software Napster
da parte dei
loro studenti
e, quindi,
indirettamente,
di essere
loro complici.Per
questo motivo,
in quasi duecento
atenei americani,
l'uso del
software per
la condivisione
di file Mp3
viene proibito,
introducendo
filtri idonei
ad impedire
agli studenti
di scaricare
file audio
dai pc universitari.
Per contro,
Napster, sostenitore
del libero
scambio di
file audio
tra privati,
cerca di rimediare
mettendo a
punto un sistema
idoneo, ma,
proprio quando
la questione
pare ricomporsi,
un celebre
gruppo rock
americano,
i Metallica,
cita per danni
il gruppo
Napster, adducendo
la violazione
delle norme
che regolano
il diritto
di autore.
A titolo di
risarcimento
richiedono
centomila
dollari per
ogni loro
brano finito
nell'archivio
di Napster,
mentre i legali
del gruppo
rock in questione
individuano
oltre trecentomila
utenti colpevoli
di avere scaricato
abusivamente
canzoni dei
loro idoli
musicali e
Napster si
vede, quindi,
costretto
a bloccare
loro l'accesso.E'
il 13 aprile
del 2000.
L'opinione
pubblica subisce
un grosso
scossone:
da un lato
chi si schiera
con i Metallica
a difesa dei
diritti degli
autori (tra
gli altri,
in particolare
ricordiamo
Peter Gabriel
e Madonna);
dall'altro
chi difende
Napster (ad
esempio i
Chumbawamba
e i Limp Bizkit,
oltre, ovviamente,
ai milioni
di utenti
che vedono
messa a repentaglio
la possibilità
di ascoltare
musica gratuitamente).
Continua
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