IL
CASO NAPSTER
La
giustizia
si muove velocemente:
l'8 maggio
2000, in un'
udienza preliminare,
il giudice
della Corte
Federale di
San Francisco,
Marylin Hall
Patel, ritiene
che Napster
sia effettivamente
responsabile
di violazione
delle norme
che tutelano
il diritto
degli autori
perciò,
nonostante
la fama e
la pubblicità
abbiano già
portato gli
utenti di
Napster alle
stelle (siamo
ormai oltre
i venti milioni),
e nonostante
la strenua
difesa svolta
dal legale
di Napster,
David Boies,
la Corte Federale
conferma,
in data 26
luglio 2000,
la decisione
preannunciata:
"Rimuovete
i file protetti
dal diritto
di autore,
oppure dovrete
chiudere il
sito".Dalla
mezzanotte
di venerdì
28 luglio
2000, Napster
deve adeguarsi
alla sentenza,
pena la chiusura
definitiva.Immediatamente,
però,
il legale
di Napster,
David Boies,
presenta ricorso
alla Corte
di Appello,
che lo accoglie,
accordando
una proroga
all'ingiunzione
di chiudere
le trasmissioni
e stabilendo
che Napster
può
continuare
ad esistere
in attesa
della definitiva
risoluzione
del caso,
che sarà
riaffrontato
il 18 agosto.La
decisione
del giudice
che ingiungeva
la chiusura
consentendo
al sito di
poter continuare
ad operare
solamente
con artisti
senza contratto
discografico
e con i notiziari,
si sarebbe
basata su
un errore
legale di
valutazione.
Così
hanno sostenuto,
nel documento
presentato
alla Corte
gli avvocati
di Napster,
"Il tribunale
non ha capito
o ha male
interpretato
l'attività
svolta dal
sito e dagli
utenti - ha
spiegato l'avvocato
Jonathan Schiller
alla conferenza
stampa, subito
dopo la consegna
del documento
riassuntivo
in Corte -
il documento
che abbiamo
presentato
evidenzia
nel dettaglio
i punti sui
quali la Corte
ha fatto una
valutazione
affrettata
ed è
caduta nell'errore,
a cominciare
dal fatto
che non è
possibile
limitare o
suddividere
le potenzialità
del software
in questione".
L'atto di
appello di
Napster conteneva
alcuni passaggi
molto interessanti
che indichiamo
di seguito."Se
la decisione
della Corte
non venisse
rimessa in
discussione,
tutto ciò
che concerne
invio e scambio
di dati in
Rete sarebbe
improvvisamente
soggetto alle
nuove leggi
di copyright
e molte delle
tecnologie
già
esistenti
ne sarebbero
totalmente
svantaggiate";
questo è
ciò
che si legge
all'inizio
nel documento
presentato
da Napster.
Nel resto
dello scritto
vengono ripresi
in modo più
dettagliato
i punti già
valutati dal
giudice Patel
durante l'udienza
preliminare:
1. gli utenti
non attuano
alcuna attività
illegale se
non utilizzano
i file di
scambio per
fini commerciali.
La non responsabilità
degli utenti
corrisponde
a quella del
sito stesso;
2. molti degli
utenti di
Napster non
infrangono
i diritti
d'autore di
nessuno e
proteggono
quindi il
sito dall'essere
considerato
illegale;
3. il giudice
non avrebbe
concesso abbastanza
tempo al sito
per presentare
in tribunale
una difesa
completa ed
esaustiva;
4. Napster
non ha danneggiato
il mercato
ma, al contrario,
i suoi utenti
hanno utilizzato
gli Mp3 per
la maggior
parte come
"sample"
(campioni)
per decidere
se poi comprare
o meno i dischi.
"In realtà
il giudice
non si è
neanche preso
il tempo necessario
per capire
come funziona
Napster",
ha detto Schiller.
Il presidente
della R.I.A.A.,
Hilary Rosen,
alla sospensione
della prima
decisione
di oscuramento,
aveva subito
manifestato
il suo disappunto,
"E' frustrante
perpetuare
un comportamento
tanto illegale
quanto lesivo,
ma siamo fiduciosi
che questo
sia solo un
provvedimento
temporaneo,
il giudice
aveva fatto
la cosa giusta,
non doveva
ritrattare
ma siamo fiduciosi
che in appello
la decisione
iniziale verrà
ratificata".
L'8 settembre
2000 la R.I.A.A.
ha risposto
al documento
presentato
dal sito.
La data dell'udienza
d'appello
è stata
fissata per
il giorno
18 settembre.
Il 3 ottobre
era attesa
la sentenza
d'appello,
ma il giudice
ha ritenuto
di sentire
nuovamente
le parti e
la sentenza
non è
stata pronunciata.Vediamo
ora quali
sono state
le carte giocate
dalla difesa
di Napster
durante l'ultima
seduta di
appello.Il
legale di
Napster ha
utilizzato
per la difesa
la stessa
argomentazione
giurisprudenziale
di cui ha
beneficiato
la compagnia
giapponese
Sony nel 1984.All'epoca,
infatti, Sony
aveva lanciato
il Betamax
VCR, antenato
del videoregistratore.
Ma l'azienda
fu ben presto
accusata di
incoraggiare
la pirateria
video.Sony
vinse il processo
provando che,
anche se il
Betamax permetteva
effettivamente
di fare copie
di cassette,
non era questo
però
il suo uso
specifico
per il quale
era stato
pensato e
realizzato.Napster,
quindi, ha
ripreso l'argomentazione
stimando che
il suo software
è stato
utilizzato
più
sovente legalmente
che illegalmente.In
altre parole,
che la maggior
parte degli
utenti non
utilizza Napster
per fare commercio
illegale di
Cd e che,
quindi, può
continuare
la sua attività.
L'avvocato
di Napster
ha sottolineato
che la compagnia
che rappresenta
fornisce una
tecnologia:
il problema
è dell'utenza,
che è
libera, dunque,
di fare quello
che vuole.Questo
spunto ha
permesso a
uno dei rappresentanti
della R.I.A.A.
di lanciare
una provocazione:
"Se qualcuno
riuscisse
ad aprire,
non importa
in quale momento,
le porte della
Tower Records
(un grande
megastore
di musica),
sarei tentato
di approfittarne
anch'io".Occorre
ricordare
che la legge
americana,
con l'Audio
Recording
Act del 1992,
ha permesso
ad ogni individuo
di copiare
musica per
un uso personale.
Questo è
uno degli
argomenti
al quale si
è attaccato
Napster.Il
giudice Patel,
in prima istanza
aveva condannato
Napster, in
quanto aveva
stimato che
l'azienda
non poteva
avvalersi
di questa
legge, poiché
non si trattava,
nel caso di
specie, di
produzione
di apparecchiature,
bensì
di software.Anche
qui, dunque,
è entrata
in gioco questa
distinzione
tra hardware
e software.Il
legale, David
Boies, però,
insiste nel
ribadire che
il servizio
offerto da
Napster non
incoraggia
la copia,
ma aiuta gli
utenti a trovare
quello che
cercano, incentivando
anche l'acquisto
di cd.Ma,
nemmeno un
mese dopo,
ecco il colpo
di scena:
dopo una lunga
serie di trattative,
rinvii ed
udienze, Napster
chiude la
vertenza e
firma un accordo
con il tedesco
Bertelsmann,
padrone della
BMG e signore
della discografia
europea, cambiando
pelle: il
servizio costerà
10 mila lire
al mese, anche
se la data
di decorrenza
non è
ancora stata
fissata con
chiarezza.
Anche se la
cifra è
modesta, è
la fine della
musica scambiata
gratuitamente
con Napster.
Ed è
la fine del
fenomeno Napster
e delle sue
grandiose
contraddizioni.Bertelsmann
e Napster
hanno siglato
un accordo
che dovrà
fare di questo
programma
"un servizio
per abbonamento
in sicurezza
che fornirà
uno scambio
di file di
alta qualità
conservando
l'esperienza
Napster e
assicurando
una remunerazione"
per i diritti
d'autore.
Secondo i
termini dell'accordo,
la BMG, società
discografica
di proprietà
di Bertelsmann,
sottoscriverà
la transazione,
ritirando
le accuse
contro Napster
e dando accesso
al suo catalogo
musicale,
mentre Napster
metterà
in opera il
sistema di
pagamento
per abbonamento.
Inoltre, il
nuovo settore
di commercio
elettronico
di Bertelsmann,
Bertelsmann
e-Commerce
Group (BeCG),
accorderà
un prestito
a Napster
per sviluppare
il nuovo servizio
e deterrà
parallelamente
un' opzione
per acquisire
una parte
del capitale
del sito.I
due nuovi
soci hanno
invitato le
altre case
discografiche
a partecipare
alla loro
iniziativa.
E' la fine
di un' annosa
e vivace diatriba,
intrapresa
tra il mondo
degli autori
e Napster,
che questa
volta sembra
proprio avere
messo il punto
alla questione.Certo
non si può
non riflettere
se si considera
l'accordo
di Napster
come un'abdicazione
della gratuità
della musica
universale
alle grandi
Major del
disco.Funzionerà
ancora Napster,
anche se a
pagamento?
I dubbi esistono
e permangono
ancora, anche
alla luce
dei tanti
cloni susseguiti
all'onda lunga
di Napster,
che cercano
di sviare
la clientela
garantendo
un servizio
in tutto e
per tutto
simile, ma
a costo zero.Per
concludere,
un'ultima,
recente (4
dicembre 2000)
curiosità
legata a Napster:
una nuova
diatriba legale
intentata
da Emusic,
che sta cercando
di vietare
l'uso dei
server a una
lista di 600
utenti Napster.
EMusic, infatti,
avrebbe identificato
35 mila brani
musicali di
cui possiede
i diritti
che sono scambiati
sul sito incriminato
e ha stimato
in 20 mila
il numero
di utilizzatori
implicati
nello scambio
di questi
brani. Il
sito leso
disporrebbe
di un sistema
che, utilizzato
solo al 10%
del suo potenziale,
ha già
permesso di
localizzare
questi 35
mila brani
illegittimi.
Gli utenti
"scambisti",
invece, sono
stati scoperti
grazie alla
loro lista
di "tounes"
pubblicata
su Napster.
Intanto, una
prima lista
di 600 utenti
è già
stata inoltrata
a Napster
perché
vengano cacciati.
E, sembra,
ne seguiranno
migliaia di
altri.Tecnicamente
Napster ha
la possibilità
di cacciarli,
com'è
successo per
più
di 300 mila
abbonati che
scambiavano
brani dei
Metallica,
dopo la causa
intentata
da questo
gruppo. Stessa
sorte era
toccata ad
altri 230
mila, questa
volta su richiesta
di Dr. Dre.
Napster, ovviamente,
si difende
e difende
anche i propri
utenti, dichiarando
che non può
identificare
con certezza
tutti brani
scambiati
ed impedire
la presenza
di alcuni
pezzi musicali
o artistici
tutelati.
EMusic invece,
tenta la carta
della paura,
cercando di
creare un
clima di inquietudine
presso gli
utenti Napster
al fine di
scoraggiarli
dal connettersi
ai server.
La questione
dei diritti
d'autore relativa
al caso Napster
sembra, quindi,
conclusa,
anche se permangono
dubbi sulla
nuova struttura
del sito e
sul sistema
del pagamento
dei diritti
di autore.Ma
i guai, come
si è
visto, da
ultimo, con
il caso EMusic,
non sono finiti:
per Napster,
insomma, la
tempesta non
si è
ancora placata.
Continua
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