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UROD
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Questa settimana 10

UROD

 

Info



  • Genere:
    • ROCK > POP/ROCK

  • Provenienza: ROMA > ROMA > LAZIO >

  • Influenze: CCCP, Cure, Joy Division, Ikon


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Biografia

È calda la sera. Una calda e umida sera del settembre del 1999. Noi stiamo lì, seduti sul solito muretto del solito parco che da anni ci vede appassire, sotto l’ombra dei palazzi grigi di una Roma di fine secolo, stanca e decadente. Lo “steretto” di Luca, ci guarda abulico, e ci grida stonato nelle orecchie le note malinconiche di una canzone
dei CCCP. Ad un tratto (più per riflesso che per volontà) afferro lo stereo infilo una vecchia cassetta. Spingo “rec” e comincio a intonare con la bocca, qualcosa come un ritmo africano o una dance ipnotica. Noi non lo sapevamo. Nessuno lo sapeva in quel momento. Erano nati gli UROD. Avevamo scoperto la musica. Quella passione, quell’eccitamento per la vena artistica
appena scoperta, ci prese un po’ tutti, e un po’ tutti cominciammo ad avvicinarci ad un mondo che avevamo conosciuto solo da ascoltatori, da passivi. Da lì, il gruppo
cominciò a prendere la sua prima identità. La prima formazione fu composta da:
Andrea Daquanno alla chitarra, Roberto Albini alle tastiere, Gianluca Spano al basso con Stefano Bovi voce e la batteria elettronica. In quel tempo nacquero le canzoni che noi consideriamo la preistoria del nostro percorso artistico: “Urod è morto” e “Camere chiuse”. Pur nella loro semplicità, erano pezzi vivi, già dotati di una loro personalità e già inquadrati in un certo contesto musicale abbastanza oscuro. L’anno dopo la band seguì un suo sviluppo naturale. La batteria elettronica era diventata troppo limitativa, e per di più, ci serviva un basso capace di dare risalto al nostro stile. Così assoldammo Simone Marchetti alle tastiere, io mi spostai alla batteria e al posto di Luca (che aveva dei problemi), al basso venne Marco Cusanno. L’avvento di Marco, portò una vera e propria ventata di professionalità e capacità
compositive. Le nostre canzoni cominciavano a prendere la forma di vere canzoni. Immediatamente dopo, Andrea Daquanno diete “forfeit” a causa di impegni di lavoro, e
venne sostituito da Leonardo Galante.
Questa fu la formazione che diede alla luce praticamente tutti i nostri pezzi storici, come “Urlo”, “Aulin”, “Conflitto”, “Contaminazione” (che ora non suoniamo più) e tante altre andate perse nel tempo. Affittammo una saletta e provammo per mesi, finché alla fine non uscirono sei canzoni da poter presentare in pubblico.
A luglio del 2000, il nostro primo concerto. Certo non era l’Olimpico, nemmeno il
Flaminio, forse neanche il Palasport. Era una semplice festa di paese, a Gavignano in provincia di Rieti. Certo non era uno stadio, ma per noi fu un esperienza immensa. E anche una piacevole conferma. Eravamo andati bene. Avevamo funzionato. Il fato perverso era però in agguato: Marco a ottobre si fece male ad un tendine e fu costretto a smettere di suonare. La faccenda era veramente grave. Lui aveva praticamente costruito il gruppo e il suo stile. Tutti lo consideravamo il nostro leader. In
più da lì a pochi mesi dovevamo prepararci per un concerto al “Qube” di Roma, un
occasione ghiotta per farci conoscere.
Cominciò così un periodo in cui cambiavamo un bassista a settimana e non si andava
più avanti. Per qualche tempo venne poi a suonare con noi Massimiliano, un grande
chitarrista che poi ci lasciò per motivi suoi personali. Eravamo disperati. Mancavano
ormai poche settimane al concerto e noi non avevamo ancora una band definitiva.  A
Luca, che nel frattempo, cambiando strumento, si era messo a suonare la batteria con
un altro gruppetto, gli venne in mente di presentarci i componenti della sua band:
Davide Ceccarossi, (basso) e Gianluigi Fanaro (chitarra). Gli fu subito proposto di
entrare negli Urod, e i due accettarono con piacere ed entusiasmo. Gli Urod, erano ora
una realtà definitiva.
In seguito abbiamo fatto quel concerto al “Qube”. Poi “La Festa de l’Unità” (per due
anni di seguito), “Classico” e in vari locali per Roma e provincia e abbiamo inciso un
CD (nello studio di registrazione che intanto Marco si è aperto).


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