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GUAIO GUAIO INTERVISTA PER WWW.RAPPER.IT

ECCO L'INTERVISTA SU RAPPER.IT
MAKIA: Com’è nato il tuo amore per l’ Hip Hop?
GUAIO: Credo che sia un amore sbocciato casualmente, quantomeno io ho sempre avuto un bel rapporto con la musica: sono cresciuto con mio padre che ascoltava KC and The Sunshine band, James Brown, the Supremes, i Tavares, Patrick Hernandez, Jimmy Castor, i People’s Choice, Jimmy “BO” Horne, gli Chic, i Crusaders, Gloria Gaynor, Isaac Hayes, i Chicago, Curtis Mayfield, i Fantastic Four, i Kool & the Gang e, non ultimo, il raggae di Bob Marley e Peter Tosh… insomma diciamo tutta quella musica che “andava” nel periodo in cui sono nato io (1975). Poi sicuramente devo molto a mio nonno, il maestro Nino Pellegrino (www.myspace.com/antoninopellegrino), che era un trombettista professionista (nonché autore e compositore): lo sentivo esercitarsi per almeno 10 ore al giorno e, così, avevo modo di ascoltare il miglior jazz fin dal seggiolone giù nella cantina della casa dove abitavamo: credo che questo, anche se inconsciamente, mi abbia lasciato una profonda impronta musicale. Quindi ascoltando un pò di tutto, come sono sempre stato abituato a fare, fra gli anni ‘80 e i ‘90 arrivai gradualmente all’ HipHop. Ai tempi seguivo mio cugino che faceva il DJ nelle feste e poi per le discoteche palermitane dove, insieme alla vera musica House (quella più pura, delle origini), si suonavano tranquillamente anche i dischi di Afrika Bambaataa, Sugar Hill Gang, Grandmaster Flash, Kool Mo Dee, Run DMC, eccetera.
Si….credo che per me l’inizio fu proprio lì fra dei Technics a cinghia e un mixer Karma.
MAKIA: Parlarci del tuo percorso formativo.
GUAIO: Per prima cosa in assoluto devo indicare l’ascolto.
Ho sempre avuto una passione viscerale per la musica e sono decisamente convinto che l’ascolto sia la base per produrre buona musica: bisogna sentire la vibra musicale e capire da dove viene e cosa trasmette per riuscire a trasmettere (non so se mi sono spiegato!). Come ho detto prima, ho iniziato ad ascoltare musica fin da piccolo: Jazz, Funk, Disco, Reggae, Rock, Metal, Classica, eccetera. Mi sono sempre piaciute le poesie e nel periodo della scuola mi dilettavo a scriverne per divertimento, mentre delle volte assieme a dei compagni riscrivevamo anche testi di brani famosi in chiave hard per farci due risate (vedi Alamia e Sperandeo e Prophilax). Da lì mi distaccai iniziando a scrivere dapprima testi in italiano di musica leggera, e dopo ascoltando Jovanotti, Frankie Hi-NRG MC, 99posse, Assalti Frontali, Onda Rossa Posse, Colle Der Fomento, Sottotono, OTR, Articolo31, Chief, Zippo e il Comitato, Kaos, Neffa e, quindi, il Rap venne automatico. I primi testi che scrissi (ai tempi col gruppo MSK, di cui era anche membro il mio grande amico Dj Free) furono: “La Traccia del Posto” (dedicato alla nostra Cricca), “Palermo HipHop” e il “Funky Flow”, secondo me il primo pezzo “serio” che ho scritto e che dopo qualche tempo (nel 1998) ho fatto uscire nel cd “Teste Di Vinile”, la prima compilation Hip Hop legale ed autoprodotta (da una coproduzione Infidelity Sound Production/TDV Klan) realizzata in Sicilia e distribuita capillarmente in tutta Italia). C’è da precisare, però, che nel ’96 andai a vivere un anno a Roma per il servizio di leva, ed è lì che assieme a Meks fondai nel 1997 l’etichetta “Infidelity Sound Production” con cui producemmo insieme a Dj Free e Zona il primo demo compilation “Zero Hi-Fi”, alla cui uscita seguirono parecchi live e partecipazioni radiofoniche. Nel 1999 facendo la spola fra Roma e Palermo venne fuori il “Carico di Rottura”, altra compilation simbolo della voglia di unire realtà diverse e metterle a confronto in modo da portare all’orecchio di chi ascolta le varie espressioni del Rap italico. Dal ‘99 al 2001 partecipai a diverse compilation e mixtape; nel 2002 fu la volta dell’album “Stylegate” come MinieraSicula e poi fino ai giorni nostri tanti altri live ed alcune partecipazioni a mixtape italiani.
MAKIA: Perché il siciliano nei testi?
GUAIO: Perché secondo me il dialetto d’appartenenza è l’ultimo pezzettino di radice che ci collega ancora alla terra da cui veniamo. Questa tradizione in Italia è una cosa che col tempo si sta perdendo e questo non deve accadere perché, oltre al posto da cui provieni (“Sugnu ‘in Paliermu e s’avi ‘a sièntiri…” = Sono di Palermo e si deve sentire.), mette in risalto lo stile di vita che conduci ma non solo, anche quello che condussero ai loro tempi i nostri avi: è per questo motivo che ho sviluppato dal dialetto palermitano (e non siciliano, n.b.) uno slang tutto mio che ha reso il mio flow ancora più sfizioso (ne sono un esempio classico i termini: ìsala=lavorare, quacina=robba, attìa=ciao, assasuca=fuck you). Anche se non compongo solo in dialetto, a volte è proprio l’argomento che lo richiede naturalmente, come in “’U Sai” che è una vera e propria dichiarazione d’amore alla Sicilia (con il campione “Sicilia bedda mia”alla fine della mia strofa estrapolato da un pezzo anni ‘30 del mio bisnonno Stefano Pellegrino) e, allo stesso tempo, il principio di un sodalizio nato col rapper oaklandese Cost’Ovest (un californiano di origini siciliane) che oggi si rinnova con l’uscita del nuovo cd di Cost’Ovest col brano “Carusi” in cui narriamo le vicende e i disagi dei ragazzini sfruttati nelle miniere, riallacciandoci alla novella “Ciàula e la luna” del grande Luigi Pirandello. Poi, soprattutto oggi che il Rap Italiano suona spesso tutto uguale, preferisco dare un’impronta nuova e personale a quello che faccio e pare che, dopo tanto tempo che scrivo Rap in dialetto, la cosa abbia preso sempre più campo in tutta la penisola.
…Picciotti spinciemu ‘u dialettu!!!!
MAKIA: Com’è nata la Miniera Sicula?
GUAIO: Bella domanda… La Miniera Sicula nacque addirittura quando io iniziai a fare Rap e a seguire l’Hip Hop: era un mio posto ideale da dove estraevo le mie rime, ho sempre pensato che per un Siciliano non ci fosse posto più rappresentativo e lo credo ancora. Nel 2002 la Miniera Sicula si materializza in un gruppo composto da me e il mio socio Zona e col disco “Stylegate”. Oggi è ancora il posto ideale e virtuale da dove estraggo le rime e dove tengo tutta la gente che collabora con me, anche se ciò non toglie che un domani si possa rimaterializzare con qualche altro disco (infatti Zona è uno dei produttori dei pezzi nel mio nuovo disco).
MAKIA: Che ne pensi della scena Hip Hop a Palermo? E in generale?
GUAIO: HEHE!!!:) …No Comment!
No, scherzavo…Palermo è una città in continua evoluzione e crescita, così come la sua scena HipHop che cresce con essa con tante realtà che affiorano ed altre che, per forza di cose, restano nell’ombra. Credo che la Scena sia come il mare, in superficie ci sono le onde in continuo movimento che si infrangono sugli scogli generandone altre…ma è al suo interno che la vita si muove veramente, laddove i pesci mangiano i loro simili per la sopravvivenza… ecco perché non bisognerebbe limitarsi a guardare la sola superficie!
MAKIA: Cosa ne pensi delle major? Credi che stiano scegliendo gente giusta o non sanno guardarsi bene a torno?
GUAIO: Non so che pensare… da un punto di vista mi affascinano e da un altro non mi convincono. Negli ultimi tempi le Major hanno fatto parecchie buone scelte ed altre piuttosto cattive che, comunque, alla fine hanno creato una nutrita rosa di “nuovi” artisti che anni fa non ci sognavamo neanche lontanamente di avere e, pertanto, mi auguro che questa realtà continui a crescere sempre di più.
MAKIA: Parlarci un po’ del nuovo album.
GUAIO: Il mio nuovo disco (il mio primo progetto solista!!) non esce per una Major (hehe!!)…
L’ho intitolato “Quacina” (che in dialetto palermitano significa “calcestruzzo”, il materiale che si adopera per costruire dagli edifici a tutto ciò che è in muratura) che nel mio slang è come dire “’a robba mia”. L’album è molto ricco di partecipazioni (che non svelerò adesso…): posso solo anticipare che avrà collaborazioni da America, Francia, Svizzera, senza dimenticare quelle della gente a me più cara che mi è accanto da sempre, come Dj Free, Meks e Zona, perché a me non è mai piaciuto fare musica da solo… la musica deve connettere i popoli, non disgregarli! Ci tengo a precisare, inoltre, che questo disco rispecchia quello che sono e i posti da cui vengo ed appartengo con la gente che frequento e che stimo, quindi dentro non ci saranno featuring fatti per contratto, notorietà di un artista eccetera. Il disco affronta schiettamente e senza censure diversi temi che spaziano dalla vita quotidiana all’amore, dalle mie radici all’essere un uomo con difetti e pregi (delle volte più difetti); parla del dialetto e del perché non bisogna far cadere in disuso la propria lingua e, chiaramente, come ogni disco HipHop che si rispetti l’ascoltatore troverà anche pezzi autocelebrativi, ma un pò diversi da come il Rap classico normalmente li “esige”, il tutto confezionato ovviamente da una mia personale visione della vita e delle cose. Musicalmente ho voluto cambiare abbastanza rispetto a “Stylegate”che era più elettronico, infatti in “Quacina” ci sono molteplici atmosfere che portano il gusto delle origini del Funk, ma anche del Rock e del Jazz. Ci saranno due versioni di questo disco: una limited edition in Vinile ed una più lunga in cd.
MAKIA: L’idea del vinile è interessante, che valore ha per te il vinile? E che presa può avere sul pubblico?
GUAIO: Il Vinile è il calore del suono di un disco, porta le vibrazioni dell’anima di un artista. Per me ha un valore assoluto: compro continuamente vinili nuovi ed usati (ho infatti la casa piena!), perché, oltre alla fikata del Vintage, nutro l’esigenza primaria di avere fra le mani una cosa diversa dai frutti dell’era digitale chiunque ha la possibilità di fare musica e mettere free download sul web ma tutto suona un pò uguale e senza valore… Per me è come un avvicinarsi alle radici della musica, quando il disco aveva un grande valore perché punto d’arrivo per gli artisti di ogni genere. Onestamente non so che presa potrà avere sul pubblico d’oggi, ma secondo me credo che, un giorno, potrà ritenersi fortunato chi sarà riuscito ad accaparrarsene una copia.
MAKIA: Farò una serie di nomi e tu mi dirai cosa ne pensi:
GUAIO: Più di cosa penso ti dirò cosa mi ricordano:
Tupac: “California Love” e un periodo micidiale per me, quando con Dj Free e Zona aspettavo con ansia la nuova puntata di YO MTV Raps (R.I.P.)
KRS-One: “South Bronx” e “Stop the Violence” e tante teste che fanno su e giù.
Notorious BIG: “Kick in the door”, una base su cui mi vengono freestyle da paura. (R.I.P.)
Cypress Hill: “Black Sunday”, mitico disco! non averlo è un sacrilegio! le sue atmosfere “hardcore” hanno fatto scuola.
Dr. Dre: Uno dei migliori produttori (vedi “Still Dre”)
Run DMC: La old che ha portato evoluzione! minchia “Walk this way” era troppo avanti per il 1986
Public Enemy: MC sotto il mirino! il mito del Rap con la sveglia al collo!!!
Eminem: Il culo bianco che ha fatto muovere i culi neri.
Nas: Che dire… “If I ruled the world” ha dato una svolta alla mia esistenza
Jay Z : la prima volta che lo sentii.. “Show e prove” B side di In The PJ’S di Big Daddy Kane con un eclettico Ol’dity bastard
Eric B & Rakim: the cool style nei decenni troppo grossi…
Aggiungo io Ol’Dirty Bastard, che è stato un grande genio del Rap e per me un modello a cui ispirarmi con grande rispetto (R.I.P.)
Infine un saluto e un grazie va a tutti i miei più cari amici:
DJ FREE, ZONA, MEKS, SUPERETTO, PORNO, GOMEZ E BSK, COST’OVEST E NICK V (OAKLAND SIDE), KEMA, CASAMAGREB,PADRINO(CH), LILISOUL (l’unico amore della mia vita); LA GENTE CHE MI SUPPORTA E CHE SPINGE IL SUONO PALERMITANO, MYSPACE(www.myspace.com/guaio), RADIO AZZURRA (BEATSTREET), RAPPER.IT.
Cose Belle!!!
Rapper.it ti ringrazia!
Data di pubblicazione 08/02/2010
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