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VIS Intervista di Chiara Marra

VIS Intervista di Chiara Marra


Difficile fare del black metal tutta l’erba un fascio, per il progetto ViS ti sei lasciato contaminare dall’influenza folk-sinfonica – medievale di alcune diramazioni di questo genere. Ma cose sei passato dal metal della tua band Visthia, alla purezza compositiva di ViS?




In realtà, il bello è che non c’è stato nessun passaggio, perché i brani che fanno parte dell’album sono stati composti, a parte due di essi, durante la mia attività con i Visthia, e in ogni caso, non ho mai smesso di ascoltare black metal. I due dei brani composti in altro periodo, cioè Childhood e Fiat Lux, risalgono addirittura agli anni 80, quando ero al liceo. Il primo era concepito per essere suonato con le chitarre al posto dei vari strumenti che si sentono, il secondo invece già così com'è adesso. Sarebbero dovuti servirmi entrambi come per un progetto epic-metal che non ha mai visto la luce. Diciamo che certe atmosfere musicali mi sono sempre piaciute, forse anzi, paradossalmente, si tratta di una passione PRECEDENTE a quella del metal (i film gothic-horror li guardavo sin da bambino, e le colonne sonore ovviamente le adoravo, così come adoravo Bach e la sua Toccata e fuga), mai messa in atto nel periodo adolescenziale o universitario perché non esistevano ancora (o comunque io non avevo a disposizione) i mezzi adatti. 



 
L’impatto visual del disco è molto forte, ogni brano estrinseca bene il suo concetto figurato di mood. Com’è cominciate per te questa ricerca e quanto è complesso rendere l’idea musicale di quello che ti eri prospettato?




Non c’è una risposta univoca a questa domanda, perché i brani sono nati, come detto, in periodi differenti, ed ognuno di essi in un suo momento, nel quale avevo voglia di tirare fuori determinate atmosfere. Di base, c’era la voglia di evadere un po’ dalla “gabbia dorata” del black metal senza però abbandonare determinate sonorità, che sono sempre state la mia passione. Il concetto di “colonna sonora” mi affascina moltissimo, eventi e sensazioni vengono amplificati moltissimo se accompagnati dalla giusta musica. Ho cercato di comporre musica per immaginare, per crearsi dei piccoli mondi, della durata dei singoli brani. Non è certo un lavoro facile, alcune composizioni sono nate di getto, altre sono state cambiate mille volte prima di raggiungere una forma definitiva, ma alla fine sono molto soddisfatto del risultato. 



 
The library of dreams, un titolo – contenitore evocativo per la tua raccolta di mood che vanno dal sapore di Dario Argento, al circo, all’ambient più delicata. Raccontami…




Come detto, i brani sono nati in momenti diversi e con idee diverse. Circus Bizarre, ad esempio, l’ho composto di getto il giorno dopo aver visto “Nightmare before Christmas” di Tim Burton, ispirato dalla bellissima musica introduttiva del film. Il motivetto iniziale di clavicembalo di Incpit Vita Nova mi è venuto in mente, da solo, mentre guardavo “L’esorcista 2”, al punto che ho dovuto interrompere il film per metterlo in midi prima di dimenticarlo. Tears  from Heaven è stato un esperimento, mi son detto: “Voglio creare un brano di grande atmosfera con 2 soli strumenti”, ho preso la chitarra ed ho iniziato a suonarmi uno per uno gli accordi di base. Il bello è che poi, andandoli a mettere sullo spartito, molti li sbagliavo, per qualche motivo, nel senso che mettevo proprio delle note sulle righe sbagliate del pentagramma, ma poi quando riproducevo l’accordo mi accorgevo che mi piaceva di più di quello giusto, e così non lo correggevo. Amityville l’ho composta, ovviamente, dopo aver visto il film relativo. Il motivo iniziale con il glockenspiel in realtà è un’altra composizione “di gioventù”, che al tempo era suonata con la chitarra e chiudeva un brano del mio vecchio (ed ormai defunto) gruppo death-thrash. Il brano di “LIbrary” poi si sviluppa tutto su quel giro armonico. E così via, ogni brano ha una sua storia, e ti dirò che i titoli li ho messi ogni volta dopo la composizione, ascoltando e riascoltando i brani per capire che sensazioni mi comunicavano. Per alcuni brani mi ci son volute settimane per trovare un titolo che trovassi perfettamente adatto.


Parliamo della parte strumentale del disco, per te è stata una prova da polistrumentista votata all’elettronica, raccontami…




E’ cominciato tutto quando un amico (il bassista dei Visthia) mi ha passato un programmino per la creazione di file midi. Mi sono detto: “Finalmente posso mettere in musica quel brano che ho in mente da 20 anni!”. Due ore dopo, era nata Fiat Lux (che inizialmente avevo battezzato “Shambala”). Nella mia testa, in quel momento, la cosa doveva concludersi lì. Poi mi viene in mente di provare a mettere giù l'altro brano che avevo in mente da 20 anni, che nella mia testa era tutto chitarristico, e così nasce Childhood. E così via, come già descritto. Una volta completati i file midi, un altro amico (il batterista dei Visthia) mi consiglia di dargli una forma più ascoltabile, perché il formato midi è in effetti pessimo. Ora, ho la fortuna di avere un cognato che ha uno studio di registrazione, per cui mi sono fatto insegnare da lui come utilizzare Cubase ed i virtual instruments, dopo di che, nel suo stesso studio, abbiamo trasformato i midi nei synth definitivi che hai sentito. 


Consideri Vis come un compimento o una sperimentazione? Quanto tempo è durata la sua gestazione?





Si tratta senz’altro di una sperimentazione, nata senza nessuna “premeditazione”, ma in modo del tutto spontaneo, e non è affatto detto che non avrà un seguito. Come ormai avrai capito, dal primissimo embrione concettuale dei primi 2 brani alla realizzazione finale di quest’anno, sono passati quasi 25 anni. In realtà, la gestazione vera e propria del progetto è stata divisa in due fasi, quella della composizione in MIDI, fra il 2004 ed il 2005, e quella della trasformazione in synth che è avvenuta all’inizio di quest’anno.




Quali effetti avrà ora sul tuo orientamento creativo?  E credi che Vis avrà ulteriori sviluppi?




In realtà, la voglia di dare un seguito al progetto ViS c’è, ma mi mancano al momento le idee chiare. Ho già composto qualcosa di nuovo, ma per ora è tutto incompiuto, perché ho in mente almeno 2 diversi progetti che vorrei realizzare, e siccome sono una persona alquanto disordinata, ho iniziato la composizione di uno, l'ho interrotta a metà, ho iniziata quella dell'altro, e poi ho interrotto anche quella. Uno dei due progetti consiste nella creazione di una “suite”, su atmosfere “timburtoniane” ma anche di altro genere (mi piace molto l'iconografia musicale wagneriana, ad esempio), l'altro, di cui addirittura ho già il titolo in mente (“Sounds of glass”), dovrebbe contenere una serie di brani tutti suonati con strumenti di vetro, come Tears from Heaven, e con le stesse atmosfere oniriche di quel brano. Ma per ora sono ancora in stato embrionale entrambi, dovrò decidere prima o poi a quale dei due dedicarmi per primo ed in modo esclusivo. Nel frattempo, in settembre avvierò con altre 3 persone un gruppetto punk-rock per fare cover di Social Distortion, Dropkick Murphys ed altri gruppi.




Quanto a questo progetto, in giro se ne sa poco, su internet le notizie scarseggiano. Effetto voluto?




No, tutt’altro. Credo sia dovuto solo al fatto che è appena uscito, e che si tratta comunque di un genere di nicchia, ma l’intenzione di dargli la massima diffusione possibile da parte mia c’è. Il mio sogno sarebbe vedere uno dei miei brani utilizzato come colonna sonora per qualche produzione cinematografica, ma si tratta semplicemente di un'altro dei sogni della mia libreria, che tali resteranno.




Quanto agli sviluppi? Prevedi live per questo progetto?




No, è impossibile realizzarne, data la natura tecnica dei brani in questione.  Ci vorrebbe un’orchestra, oppure numerosi sintetizzatori e le persone in grado di suonarli, oltre che il luogo adatto ed il richiamo del pubblico. Penso proprio che si tratterà di un progetto che resterà nelle case di chi lo ascolterà.

Intervista di Chiara Marra
blog personale: http://www.degnidinota.splinder.com/


Data di pubblicazione 26/07/2010

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