Marketing Musicale Sbagliare è umano, perseverare è discografico.
Rubrica a cura di Andrea Diletti
Le case discografiche nascono intorno agli anni ’50. Allora il business non era incentrato sulla vendita dei dischi, bensì sulla vendita degli spartiti. Quindi non erano i discografici a guidare il mercato della musica; erano gli editori musicali.
La musica si poteva ascoltare solo in due modi, dal vivo nei locali e nei teatri, o dal vivo alla radio. Prima dell’avvento del CD i ragazzi compravano le cassette (che usavano anche in macchina) e in 10 amici si facevano 10 copie dell’unico vinile. Le case discografiche anche allora piangevano miseria e profetizzavano sciagure, ma, visto che non hanno chiuso (anzi!), dobbiamo dedurre che hanno fatto bei soldi lo stesso.
Questo episodio si ripresenta ogni volta che una tecnologia soppianta quella vecchia, ed il problema non è come dicono loro, che la musica soffre ed è in crisi, perché in realtà sta benissimo ed ha una fruizione che non ha precedenti nella storia delle comunicazioni. Il vero motivo di tanta preoccupazione è che hanno paura di non poter più gozzovigliare con i proventi derivanti dal business che hanno creato attorno al CD. Prendete l’esempio di noti produttori : Caterina Caselli, Corrado Rustici, Michele torpedine, Mara Majonchi, Giuliano Boursier, Angelo Carrara, Giancarlo Bigazzi, questi sono gli esempi di pochi superstiti (si contano sulla punta delle dita, anche se ce ne saranno altri che purtroppo non conosco) che amano il loro lavoro e che realmente hanno creato qualcosa di musicalmente valido.
Per il resto, Le grandi etichette sono state pigre,avide, pavide, prive di fantasia, lente e stupide. Hanno pagato l’incoscienza con cui si erano convinte di poter restare sedute sul monopolio della distribuzione della musica: scegliamo noi cosa farvi sentire, scegliamo noi cosa mandare in classifica, scegliamo noi quanto farvelo pagare . Nessuna lungimiranza sulle nuove tecnologie, nessuna lungimiranza sugli artisti di valore nel lungo periodo, grossi investimenti solo sui successi immediati e volatili e sulle cause legali. Un fiume di cd con al massimo due canzoni decenti da pagare venti euro. Spese di marketing ipertrofiche.
«Cattive pratiche industriali», ha detto il capo della EMI di come la discografia si è comportata nello scorso decennio, annunciando i tagli del 20% su spese, contratti e personale. Gli artisti non hanno avuto la forza o la voglia di imporsi su questo giogo, e oggi pagano anche loro un calo di vendite e di opportunità. Adesso, molti di loro stanno raccogliendo le forze per ribellarsi, e chissà come andrà a finire.
Tuttavia, se il futuro della discografia così come la conosciamo non è roseo, il destino della “fruizione” musicale gode decisamente di ottima salute. La comunicazione musicale vive un’espansione che divora tempo spazio grazie ad internet e alle nuove tecnologie. Il tuo nuovo obiettivo, oggi, non dev’essere più la ricerca ossessiva di un’etichetta discografica, ma la capacità di autoaggiornarti sulle possibilità che un’autopromozione ben gestita può offrirti. In fin dei conti, le grandi Major sono solo mediatori nel rapporto musicista/pubblico.
Perciò, se da una parte è vero che una grossa etichetta può garantirti una grossa promozione ( e nonostante la crisi non possiamo negare che attualmente ci sono Major che ancora impongono il loro predominio) dall’altra scorgiamo all’orizzonte la possibilità di usufruire di nuove opportunità in grado di metterti direttamente in contatto con il tuo pubblico, con la tua nicchia di mercato.
Oggi un’artista ha la straordinaria capacità di abbattere le distanze che lo separano dal suo pubblico, perchè può godere di mezzi come i concerti online, le recensioni sulle numerose webzine musicali, la possibilità di contattare le nuove e fresche webradio, insomma, una nuova era per l’autopromozione si sta aprendo e non si può assolutamente perdere questo treno.